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Bpm e le incognite sulla fusione con il Banco

adminuser | 23 Novembre, 2016 11:51

Nel palazzo di Piazza Meda, sede centrale della Banca popolare di Milano, c'è preoccupazione per l'impatto dei risultati dell'ispezione che la Bce ha condotto presso il suo futuro sposo, il Banco Popolare. Al Sole 24 Ore risulta che, seppur preliminarmente, il capo ispettore Ferdinando Cutino abbia rilevato ulteriori problemi di “sottocopertura” dei crediti deteriorati, i cosiddetti Npl.

A ballare sarebbe una cifra che oscilla tra uno e due miliardi. Anche per questo motivo, non solo l’istituto di Piazza Meda si aspetta che il bilancio di fine anno del Banco registri una perdita dell'ordine almeno di 1,5 miliardi dovuta ai maggiori accantonamenti, ma che da Francoforte possa arrivare al gruppo bancario frutto della fusione dei due istituti una capital decision che innalzi il minimo di capitale da detenere a fronte dei rischi, pur non richiedendo necessariamente una ricapitalizzazione che passi dal mercato. Il rumor sembra aver raggiunto Piazza Affari, contribuendo al calo registrato in questi ultimi giorni dai titoli delle due banche.

Per Giuseppe Castagna, consigliere delegato di Bpm e futuro Ad del nuovo Banco Bpm, non sono buone notizie. Ma il fatto ancor più preoccupante è che, nel corso del processo di fusione, il problema della perdurante sottocopertura dei Npl del Banco era stato sollevato. Dopo disastri come Popolare di Vicenza, Etruria e Montepaschi, è logico attendersi che in termini di governance le cose siano cambiate rispetto ai giorni in cui le scelte venivano fatte in conciliaboli esterni agli organi gestionali da manager con proprio tornaconto personale, quando le proposte arrivavano nei Cda impacchettate da advisor che si facevano pagare per vidimarle ed erano soggette a una ratifica puramente formale, magari anche frutto di spinte politiche. La fusione di Bpm e Banco, unica realizzata da quando il Governo ha approvato la legge di trasformazioni delle popolari in Spa, è un'ottima cartina di tornasole per fare una verifica.

Per conoscere le best practice di governance ci siamo rivolti ad Andrea Resti, professore del Dipartimento di Finanza della Bocconi e consulente del Parlamento europeo per la vigilanza bancaria. «Le analisi che stanno alla base di un'operazione di concentrazione vanno portate a conoscenza dei consiglieri di sorveglianza con adeguato anticipo», spiega Resti. «Gli scenari e i numeri vanno poi esplicitati con trasparenza, mostrando ipotesi differenti». Per questo ci sono anche gli advisor, i quali «devono verificare che un'operazione non esponga la banca a rischi eccessivi, sia conveniente in termini di prezzi e suscettibile di creare valore nel medio periodo».

Sulla governance del processo decisionale che ha portato alla fusione, Castagna ci ha detto esserci stato un doppio check & balance, «perché siamo passati attraverso due diversi Consigli di sorveglianza - uno in carica fino al 30 aprile e uno dopo». Gli abbiamo chiesto quante volte i consigli di Bpm - quello di gestione e quello di sorveglianza - hanno incontrato gli advisor prima del 23 marzo 2016, giorno in cui è stata annunciato il Protocollo d'intesa per la fusione. La risposta è stata: «Diverse volte». Quando abbiamo ribattuto che a noi i due consigli non risultano aver invece mai formalmente incontrato gli advisor, Castagna ha replicato: «Le pare che il Cds possa aver preso una decisione senza aver incontrato gli advisor legali e finanziari?»

Eppure, i verbali sembrano attestare proprio questo. La prima traccia documentale da noi rinvenuta è il verbale della riunione congiunta tra Cdg e Cds convocata alle 11:30 del 23 marzo nel grande salone al primo piano del palazzo di piazza Meda.

Fino alle 14 circa, viene fatta una mega-presentazione che illustra il Protocollo d'intesa con il Banco Popolare, posto al vaglio dei due consigli senza alcun preavviso né alternativa formale. Alle 14 c'è la pausa per un buffet allestito per tutti al piano di sopra. Alle 16:05 il Consiglio di sorveglianza torna riunirsi. È lì che vengono fatte le prime domande. Soprattutto su due temi: i crediti deteriorati del Banco e il cosiddetto rapporto di partecipazione, o concambio, (che si ritiene favorisca Verona, alla quale il Protocollo d'Intesa prevede vadano il 54% delle azioni). Sui crediti nessuno fornisce risposte esaurienti. Sui rapporti il verbale riporta che gli advisor legali, l'avvocato Giuseppe Lombardi e il professor Piergaetano Marchetti, sottolineano «l'importanza rivestita dal fatto che il futuro Ad sia il dottor Castagna».

 
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